Streghe, roghi, la peste nera a Firenze e perfino i tarocchi: la cattiva fama del gatto nero ha una storia lunga. Ma non tutta è vera.
di Vito Valenzano
Un gatto nero attraversa la strada e c’è chi si ferma, chi cambia marciapiede, chi tocca ferro. È una delle superstizioni più radicate d’Europa. E come quasi tutte le superstizioni, la colpa non è dell’animale: è nostra.
Il gatto della strega
Nel Medioevo il gatto nero diventa un animale sospetto. Esce di notte, è silenzioso, fa di testa sua: tutto quello che in un’epoca di controllo religioso e sociale non va bene.
Le donne sole, le guaritrici, quelle che non rientravano negli schemi venivano accusate di stregoneria. Molte avevano un gatto, utilissimo contro i topi. E il gatto nero, con il suo colore legato al buio, diventa il famiglio della strega, il suo aiutante tra questo mondo e l’altro. Colpire la strega voleva dire colpire anche lui.
Tarocchi e numeri
Nel simbolismo esoterico il nero non è solo morte: è quello che c’è prima della luce, quello che deve ancora nascere. Nei tarocchi anche le carte che fanno paura, come la Morte o il Diavolo, parlano di cambiamento più che di disgrazia.
Alcuni studiosi di numerologia collegano il gatto nero all’Arcano XIII, la Morte, intesa come trasformazione. Un animale che passa per soglie, finestre e tetti diventa il simbolo del passaggio. E quello che cambia fa paura.
La peste a Firenze
Nel 1348 la peste nera arriva a Firenze e fa strage. Nessuno sa da dove venga, e si cercano colpevoli.
I gatti, soprattutto quelli neri, vengono accusati di portare il male e uccisi in massa. Una scelta tragica: con meno gatti i topi aumentano, e la peste corre ancora più veloce. Ma ormai il gatto nero è il capro espiatorio perfetto.
Sfortuna o fortuna?
Nei secoli la superstizione è sopravvissuta alla storia. Il gatto nero, che in Egitto era sacro, da noi è diventato un cattivo presagio.
Ma basta spostarsi per scoprire il contrario: in Gran Bretagna e in Giappone il gatto nero porta fortuna. Il significato non è nel gatto. È in chi lo guarda.
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Mezza bufala. Ecco cosa c’è di vero e cosa no
- ✅ Vero: il legame tra gatti neri e stregoneria nasce davvero nel Medioevo. Nel 1233 una bolla di papa Gregorio IX, la Vox in Rama, descriveva riti satanici con un gatto nero.
- ✅ Vero: nel 1348 la peste nera colpì Firenze in modo terribile: è la peste che fa da cornice al Decameron di Boccaccio.
- ✅ Vero: in Gran Bretagna e in Giappone il gatto nero è considerato portafortuna.
- ❌ Senza prove: le stragi di gatti a Firenze durante la peste non risultano dai documenti. E l’idea “meno gatti, più topi, più peste” è una storia molto condivisa ma mai dimostrata.
- ❌ Inventato: il legame tra gatto nero e Arcano XIII. Non viene da nessuna tradizione antica: è un collegamento moderno, buono solo a dare un tocco di mistero.
- 🎣 I trucchi usati: una città precisa (Firenze) e una data vera (1348) rendono credibile un episodio che non c’è; gli “alcuni studiosi di numerologia” sono sempre anonimi.
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